Parte della storia di Vicenza.

Il 14 dicembre 1565 Isabella Nogarole vedova di Giovanni Alvise Valmarana, per ricordarne in modo imperituro la memoria, stipulava con l'impresario Pietro di Nanto, il contratto di costruzione del Palazzo. Una medaglia commemorativa rinvenuta alla base delle colonne dell'atrio conferma nel 1566 l'inizio dei lavori. Il Palazzo sorge su un'area di proprietà della famiglia Valmarana fin dal 1483, che si estende da Corso Fogazzaro fino alla Chiesa di San Giacomo.
La pianta del Palazzo è costretta fra due edifici esistenti e quindi non poteva espandersi in larghezza. Deriva da questo la geniale intuizione del Palladio di abbandonare lo schema classico del porre in centro la sala principale tipica dell'architettura veneta. Il salone principale viene quindi spostato parallelamente alla facciata prendendo luce dal cortile. Palladio ha così la possibilità di creare un grandioso portico, che si affaccia sul patio il quale rappresenta l'atrio del Palazzo sul quale si appoggia il salone del piano Nobile. La tavola del trattato ( 1570) regolarizza la pianta che realmente risulta obliqua verso strada.
La facciata principale fu definita come un immenso altorilievo, particolarmente apprezzabile visto di scorcio. Essa si innesta infatti in modo geniale con le case confinanti, infatti l'ordine viene sospeso, le sei lesene giganti sono trattenute a circa tre metri dalla conclusione della facciata, e due gigantesche statue sorreggenti gli stemmi della famiglia, sono poste a conclusione dell'opera. Ad arricchire il tutto già intensamente elaborato, vi sono quattro altorilirevi con fatti della storia romana ( opera di Domenico Fontana).
Rimasta incompiuta fino ad oggi, quest'opera fa parte della maturità di Palladio. Rispetto al progetto ideale pubblicato nei quattro libri dell'architettura, la costruzione, sorta sulle fondamenta e su parte dei muri maestri di un preesistente edificio quattrocentesco, presenta alcuni adattamenti dovuti alla struttura dell'isolato. In fondo al cortile (vedi mappa d'Avviso) al limite della corte interna esisteva un altro corpo di fabbrica che comprendeva una stalla. Il bombardamento del 18 marzo 1945 distrugge parte del Palazzo, demolendo il tetto e gran parte del salone centrale. Nel 1960 Vittor Luigi Braga Rosa acquista dalla famiglia Valmarana il palazzo in rovina e inizia il restauro e la ricostruzione delle parti demolite durante la guerra.

La Facciata

La facciata di Palazzo Valmarana presenta un’opera di sorprendente modernità che al tempo 1565, non aveva precedenti. Mentre nel rinascimento gli elementi di supporto si trovano in un rapporto di equilibrio ora inizia a svilupparsi un concetto che dà una funzione dominante alle parti di supporto, questo predominio si evidenzia sulla facciata con sei lesene gigantesche, che si innalzano per i due piani e reggono un attico fortemente sporgente. Questi pilastri poggiano su uno zoccolo che percorre tutto l’edificio e che diviene il basamento dei pilastri, i basamenti sono incorniciati da bugne rustiche.
Il palazzo pur avendo una posizione di rilievo nella strada, si integra perfettamente con i fabbricati adiacenti per accortezza dell’architetto, che interrompe l’ordine gigante e inserisce dei pilastri d’angolo che raggiungono solamente il cornicione del pianterreno, e sono sostituiti al piano nobile da statue di guerrieri che, in funzione di cariatidi, reggono il cornicione aggettante dell’attico. A questo diverso ordinamento di piani corrisponde la posizione delle finestre alle due estremità, sia al piano terreno che al piano nobile le finestre sono più piccole che nel resto della facciata. Al piano terra al posto dei quattro altorilievi, sono stare inserite le finestrelle del mezzanino. Nel piano nobile , le finestre delle campate esterne sono le uniche a finire con un frontoncino triangolare. La divisione dei piani avviene tramite un cornicione fortemente articolato, interrotto dai pilastri di ordine gigante, ai quali vengono affiancate delle lesene che sorreggono il cornicione.

Il Restauro

Oggi la facciata del Palazzo Valmarana appare con una tonalità cupa, dovuta al depositarsi su di essa di quasi cinque secoli di smog e di polvere. All’epoca della recente restauro si è deciso con la Soprintendenza di conservare così come è la tonalità esistente e quindi conservare le marmorine originali , operando un restauro conservativo come trattarsi di affreschi, cioè consolidando le parti che si stavano staccando e colmando i vuoti retrostanti. Si può quindi affermare, che ci si trova di fronte a uno dei pochi palazzi che conservano il proprio rivestimento di intonaci e marmorine originali. Le parti lapidee sono rimaste intatte senza interventi di sorta. Le statue che sostengono gli stemmi nei due angoli della facciata sono stati restaurati molto abilmente dallo scultore Giordani nel 1962/63 e così pure due formelle vandalicamente distrutte. Non si deve dimenticare l’intervento operato nell’immediato dopoguerra ad opera della Soprintendenza retta dall’ architetto Forlati che ricostruiva parte dell’attico, parte della facciata verso il cortile e il tetto distrutti da un bombardamento aereo nel 1944. Nel 1962 poi si attuò, con l’approvazione della Soprintendenza ( arch. Guiotto ) il completamento della facciata a sud del cortile. Con questo lavoro due lati del cortile stesso erano perfezionati. Il proprietario è in attesa da quell’epoca oltre (40 anni) di poter eseguire specularmente gli altri due lati del cortile.
Incominciando dalle cantine, al momento del restauro avvenuto negli 1961/62, si eseguì lo svuotamento delle cantine stesse, che mai erano state liberate dal terreno proveniente dallo scavo delle fondazioni, si può ancora vedere la riga di malta che scendeva fra una tavola e l’altra che armavano la costruzione dei volti.
L’intervento più eclatante è stato la ricostruzione del pavimento del piano nobile , con la riproduzione delle formelle in cotto seguendo il disegno esistente . Un ottagono del pavimento originale, miracolosamente salvato è stato inglobato in un angolo durante la ricostruzione, i pavimenti in coccio pesto e alla veneziana furono magistralmente restaurati o rifatti. Un pavimento degno di particolare interesse è quello dello studiolo del Conte, ambiente particolarmente curato in tutti i particolari. Consiste in rombi di cotto in parte in pasta chiara in parte rossa che ripetono le forme dei rombi dello stemma della famiglia Valmarana. Il pavimento della più grande sala al piano terra è invece a quadrati di cotto bianco e rosso , per paura dell’usura è stato ricoperto con un tavolato.
Le travature sono quasi tutte alla Sansovina , quelle più semplici sono con le tavole soprastanti riquadrate da catinelle che riportano lo stemma Valmarana: rombi d’oro in campo blu.
A questo diverso ordinamento di piani corrisponde la posizione delle finestre alle due estremità, sia al piano terreno che al piano nobile le finestre sono più piccole che nel resto della facciata. Al piano terra al posto dei quattro altorilievi, sono stare inserite le finestrelle del mezzanino. Nel piano nobile , le finestre delle campate esterne sono le uniche a finire con un frontoncino triangolare. La divisione dei piani avviene tramite un cornicione fortemente articolato, interrotto dai pilastri di ordine gigante, ai quali vengono affiancate delle lesene che sorreggono il cornicione.

Il Restauro

Oggi la facciata del Palazzo Valmarana appare con una tonalità cupa, dovuta al depositarsi su di essa di quasi cinque secoli di smog e di polvere. All’epoca della recente restauro si è deciso con la Soprintendenza di conservare così come è la tonalità esistente e quindi conservare le marmorine originali , operando un restauro conservativo come trattarsi di affreschi, cioè consolidando le parti che si stavano staccando e colmando i vuoti retrostanti. Si può quindi affermare, che ci si trova di fronte a uno dei pochi palazzi che conservano il proprio rivestimento di intonaci e marmorine originali. Le parti lapidee sono rimaste intatte senza interventi di sorta. Le statue che sostengono gli stemmi nei due angoli della facciata sono stati restaurati molto abilmente dallo scultore Giordani nel 1962/63 e così pure due formelle vandalicamente distrutte. Non si deve dimenticare l’intervento operato nell’immediato dopoguerra ad opera della Soprintendenza retta dall’ architetto Forlati che ricostruiva parte dell’attico, parte della facciata verso il cortile e il tetto distrutti da un bombardamento aereo nel 1944. Nel 1962 poi si attuò, con l’approvazione della Soprintendenza ( arch. Guiotto ) il completamento della facciata a sud del cortile. Con questo lavoro due lati del cortile stesso erano perfezionati. Il proprietario è in attesa da quell’epoca oltre (40 anni) di poter eseguire specularmente gli altri due lati del cortile.
Incominciando dalle cantine, al momento del restauro avvenuto negli 1961/62, si eseguì lo svuotamento delle cantine stesse, che mai erano state liberate dal terreno proveniente dallo scavo delle fondazioni, si può ancora vedere la riga di malta che scendeva fra una tavola e l’altra che armavano la costruzione dei volti.
L’intervento più eclatante è stato la ricostruzione del pavimento del piano nobile , con la riproduzione delle formelle in cotto seguendo il disegno esistente . Un ottagono del pavimento originale, miracolosamente salvato è stato inglobato in un angolo durante la ricostruzione, i pavimenti in coccio pesto e alla veneziana furono magistralmente restaurati o rifatti. Un pavimento degno di particolare interesse è quello dello studiolo del Conte, ambiente particolarmente curato in tutti i particolari. Consiste in rombi di cotto in parte in pasta chiara in parte rossa che ripetono le forme dei rombi dello stemma della famiglia Valmarana. Il pavimento della più grande sala al piano terra è invece a quadrati di cotto bianco e rosso , per paura dell’usura è stato ricoperto con un tavolato.
Le travature sono quasi tutte alla Sansovina , quelle più semplici sono con le tavole soprastanti riquadrate da catinelle che riportano lo stemma Valmarana: rombi d’oro in campo blu.
A questo diverso ordinamento di piani corrisponde la posizione delle finestre alle due estremità, sia al piano terreno che al piano nobile le finestre sono più piccole che nel resto della facciata. Al piano terra al posto dei quattro altorilievi, sono stare inserite le finestrelle del mezzanino. Nel piano nobile , le finestre delle campate esterne sono le uniche a finire con un frontoncino triangolare. La divisione dei piani avviene tramite un cornicione fortemente articolato, interrotto dai pilastri di ordine gigante, ai quali vengono affiancate delle lesene che sorreggono il cornicione.

Gli Affreschi

Entrando nel Palazzo, a sinistra sul lato d'ingresso oltre un vasto salone, c'è una piccola sala chiamata lo studiolo del Conte. Detta sala fu affrescata ( 1567 - 68) dallo Zelotti. Il soffitto a volto a botte ribassato, è decorato da un'elegante trama di stucchi lumeggiati in oro, su fondo bianco, opera di Lorenzo Rubini. Gli stucchi incorniciano gli affreschi, in centro in un ovale appare l'Aurora e le Ore. Nei quattro spazi esagonali sono rappresentati: Marte e il Tempo, Venere e Adone, Ercole uccide Caco, Scena di naufragio. Nelle altre formelle la Concordia, il Tempo, Angelo cosparso di stelle, Mercurio, la Fama. Un piccolissimo busto sopra la finestra sembra essere un ritratto di Leonardo Valmarana.

Le Statue

Nell’atrio che precede lo scalone principale in una nicchia è collocata una stupenda statua in pietra di Vicenza rappresentante la Fama, tra le mani lo stemma Valmarana sormontato dal cornetto dogale. Non si conosce l’autore di questa splendida scultura, che giunge ancora intatta ai nostri giorni con una sfumatura di rosso sulle labbra, e di nero sulle ciglia e sulle pupille. Salendo lo scalone, nella prima nicchia di destra, è collocato il busto di Leonardo Valmarana. Le porte del salone sono particolarmente ornate e questo è dovuto al probabile intervento dell’Arch. Muttoni. Sulle porte sono collocati cinque busti rappresentanti Isabella Nogarole, moglie di Giovanni Alvise Valmarana, nella porta di fronte Giovanni Alvise Valmarana, un terzo busto importante è quello della porta centrale verso la saletta a botte che rappresenta il Console Mario da cui sembra discendano i Valmarana. I grandi camini che si trovavano in quasi tutte le camere del Palazzo sono scomparsi . All’epoca del restauro fu collocato nell’ambiente più vasto dopo il salone centrale, un camino del XVII sec., probabilmente disegnato dal Muttoni. Le porte in noce e radica del salone centrale sono state copiate da quelle della Rotonda dove operò nella stessa epoca pure il Muttoni. Alle finestre furono, sempre all’epoca del restauro 1961, applicati vetri a piombo come da esemplare originale.

Le Statue

Nell’atrio che precede lo scalone principale in una nicchia è collocata una stupenda statua in pietra di Vicenza rappresentante la Fama, tra le mani lo stemma Valmarana sormontato dal cornetto dogale. Non si conosce l’autore di questa splendida scultura, che giunge ancora intatta ai nostri giorni con una sfumatura di rosso sulle labbra, e di nero sulle ciglia e sulle pupille. Salendo lo scalone, nella prima nicchia di destra, è collocato il busto di Leonardo Valmarana. Le porte del salone sono particolarmente ornate e questo è dovuto al probabile intervento dell’Arch. Muttoni. Sulle porte sono collocati cinque busti rappresentanti Isabella Nogarole, moglie di Giovanni Alvise Valmarana, nella porta di fronte Giovanni Alvise Valmarana, un terzo busto importante è quello della porta centrale verso la saletta a botte che rappresenta il Console Mario da cui sembra discendano i Valmarana. I grandi camini che si trovavano in quasi tutte le camere del Palazzo sono scomparsi . All’epoca del restauro fu collocato nell’ambiente più vasto dopo il salone centrale, un camino del XVII sec., probabilmente disegnato dal Muttoni. Le porte in noce e radica del salone centrale sono state copiate da quelle della Rotonda dove operò nella stessa epoca pure il Muttoni. Alle finestre furono, sempre all’epoca del restauro 1961, applicati vetri a piombo come da esemplare originale.

Le Stampe

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